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PRIMO IMPEGNO PUBBLICO DEL NUOVO CONSIGLIO DIRETTIVO AIDO PROVINCIALE LECCO

 

Prima uscita del nuovo Consiglio direttivo dell’Aido Provinciale di Lecco, scelto lo scorso 13 settembre 2020, durante l’assemblea elettiva da una settantina di delegati in rappresentanza dei circa 26.000 iscritti Lecchesi all’Aido.

 

Successivamente gli eletti hanno assegnato le cariche:

 

Presidente

Antonio Sartor

Vice Presidente Vicario

Giacomo Colombo

Vice Presidente

Enrica Motterlini

Amministratore

Mario Lafranconi

Segretaria

Ilaria Bonacina

Consigliere e operatore Sistema Informativo Aido

Mosè Merlo

Consigliere

Giuseppe Larosa

Consigliere

Simone Beretta

Consigliere

Antonina Borgese

Consigliere

Marta Fumagalli

Consigliere

Luigi Pessina

 

 

 

Nella mattinata di domenica 12 ottobre 2020, una delegazione del Consiglio ha partecipato alla  Santa Messa in Basilica di San Nicolò in Lecco per chiudere le attività dedicate alla Giornata Nazionale del Si, particolarmente significativa la pagina del Vangelo dedicata alla Parabola del Seminatore, che ci ha fatto riflettere sull’importante  lavoro del seminare il seme della cultura della donazione degli organi, assicurandoci che esso crescerà, ringraziamo Don Davide Milani per le sue parole.

 

Questo impegno segue di poco la partecipazione alla nostra Assemblea Regionale,  (Sabato 11 ottobre 2020) dove la nostra Presidente Nazionale, Flavia Petrin, ci ha ricordato l’importanza dell’iscrizione all’Aido e la sua differenza con la sola scelta di donare gli organi fatta all’atto del rinnovo della carta di identità. Importati tutte e due, la scelta di iscriversi all’Aido porta con sé la scelta civica e sociale di diventare parte di una comunità, di un movimento sociale che s’impegna ad essere ambasciatore del dono nel privato e nel pubblico.

 

 

 

Antonio Sartor

 

Presidente Aido Provincia di Lecco

 

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Trapianti, i dati 2019: quasi 4mila vite salvate ma aumentano i no alla donazione

I numeri delle donazioni e dei trapianti di organi in Italia crescono anche nel 2019, ma sono di nuovo in aumento le opposizioni al prelievo. Sono queste le due facce del report annuale del Centro nazionale trapianti: da un lato una rete trapiantologica in costante miglioramento (il 2019 è stato il secondo miglior anno di sempre per volumi di attività e le liste d’attesa continuano a ridursi), dall’altro una disponibilità dei cittadini alla donazione che rimane inferiore a quanto sarebbe necessario. Ancora una volta, infatti, quasi un terzo delle persone che si sono trovate davanti alla richiesta di una donazione ha risposto di no, e lo stesso vale per i cittadini che hanno espresso la loro volontà in materia al rinnovo della carta di identità.

L’AUMENTO DELLE SEGNALAZIONI “ASSORBE” IL +1,4% DELLE OPPOSIZIONI
Il dato più significativo è il discreto aumento dei donatori potenziali, ovvero quelli segnalati nelle rianimazioni come possibili candidati al prelievo degli organi. Nel 2019 sono stati 2.766 contri i 2.665 del 2018, il 3,8% in più: si tratta di un indicatore importante dell’efficienza del sistema. L’aumento delle segnalazioni ha permesso di assorbire il contraccolpo negativo del tasso di opposizione al prelievo, passato dal 29,8% dell’anno scorso al 31,2%. Complessivamente sono stati 863 i no alla donazione rilevati nelle rianimazioni, in gran parte espressi dai familiari del paziente deceduto. Considerato che nel 2019 ogni singola donazione effettiva ha generato 2,5 trapianti, l’aumento delle opposizioni dell’1,4% in 12 mesi è “costato”, in proiezione, il mancato trapianto di ben 122 persone.  Se non ci fosse stata nessuna opposizione al prelievo, nel solo 2019 sarebbero stati realizzati circa 2.200 trapianti in più.
Il dato delle donazioni, come già registrato in passato, conferma forti scostamenti dal Nord al Sud del Paese: a fronte di una media nazionale di 22,8 donatori per milione di popolazione (pmp), si va dai 49,5 donatori della Toscana agli 8 della Sicilia. Particolarmente positiva la performance dell’Emilia Romagna, che è passata da 25,6 donatori pmp nel 2018 ai 37,1 nel 2019 (+11,5). L’Emilia ha registrato anche un calo significativo delle opposizioni in rianimazione (-7%), preceduta dalla Puglia, passata dal 52,2% al 42,7% (-9,5%). Resta comunque molto negativo il dato delle regioni meridionali, che presentano tassi di opposizione superiori di 15-20 punti alla media italiana, con l’apice della Sicilia (49,6%) e della Calabria (49,4%, +7,9% rispetto al 2018).

CRESCONO I TRAPIANTI, MOLTO BENE IL VIVENTE. TORINO IL CENTRO CON PIÙ INTERVENTI
Nonostante tutto, nel 2019 i trapianti sono aumentati: ne sono stati effettuati 3.813 (+2,4%), con una crescita più moderata per quelli da donatore deceduto (+1,2%) e una più consistente di quelli da donatore vivente: sono stati 364, ancora molto pochi rispetto agli altri paesi europei, ma con un +14,5% in confronto al 2018. Il numero maggiore di trapianti complessivi ha riguardato il rene (2.137, +0,6%) seguito dal fegato (1.302, +4,5%), mentre l’aumento maggiore in termini percentuali ha riguardato il polmone (+6,3%, 153 trapianti in totale) e il cuore (+5,2%, 245 interventi). Stabili i trapianti di pancreas (42 contro i 41 dell’anno scorso), mentre a tre anni di distanza dall’ultimo è stato effettuato un nuovo trapianto di intestino. Crescita ulteriore anche per l’attività di prelievo “a cuore fermo”, ovvero dopo dichiarazione di morte con criteri cardiaci e non encefalici: i donatori utilizzati nel 2019 sono stati 64 contro i 47 dell’anno precedente, grazie ai quali sono stati realizzati 155 trapianti (nel 2018 erano stati 100).
Per quanto riguarda l’attività dei centri, Torino si conferma in testa alla classifica nazionale con 360 trapianti; seguono Padova (335) e Bologna (256). In totale sono stati 42 gli ospedali italiani che hanno effettuato trapianti nel 2019. Per le singole specialità, Padova è leader nel trapianto di rene (174 interventi di cui ben 55 da donatore vivente), Pisa per il fegato (161), Palermo Ismett per il fegato da vivente (14), Milano Niguarda per il cuore (34), Milano Policlinico per il polmone (34) e Milano San Raffaele per il pancreas (9).
La crescita dell’attività di trapianto ha un impatto positivo sulle liste d’attesa, che calano anche quest’anno. I pazienti che attendono un trapianto (dati al 31 dicembre 2019) sono 8.615, dei quali la gran parte aspetta un rene (6.460, -4,1% rispetto al 31 dicembre 2018). La diminuzione più significativa riguarda la lista del cuore (670 pazienti, -5,8%), mentre si registra un aumento marcato nella lista del fegato (1.031 pazienti, +6,7%).

TESSUTI E MIDOLLO, IL MIGLIOR ANNO DI SEMPRE
In forte crescita l’attività di donazione e trapianto anche nel campo dei tessuti e delle cellule staminali emopoietiche. Le donazioni di tessuto registrate nel 2019 sono state 13.854 (+2,3%), con un aumento ancora più marcato per le cornee (+4,1%). Di conseguenza, i trapianti sono cresciuti dell’8,1%: 17.801 quelli realizzati lo scorso anno, mai così tanti. Segno più anche per quanto riguarda le cellule staminali emopoietiche: crescono sia le donazioni (+23,5%) che i trapianti da donatore non consanguineo (+1,3%), che sono stati 859, il numero più alto mai realizzato in Italia. In totale gli iscritti attivi al Registro Italiano Donatori di Midollo Osseo IBMDR sono saliti a 449.860 (+6,7%) grazie a 43.138 nuovi ingressi dello scorso anno: dopo l’exploit del 2018 ottenuto grazie alla mobilitazione per il piccolo Alex, gli italiani hanno confermato la loro disponibilità.

DICHIARAZIONI DI VOLONTÀ, AUMENTANO LE REGISTRAZIONI MA I NO NON DIMINUISCONO
Grazie al sistema di registrazione collegato alla carta d’identità elettronica, crescono ancora le dichiarazioni di volontà alla donazione espresse in vita dai cittadini. Il 31 dicembre 2019 erano 6.936.583 le dichiarazioni custodite nel Sistema informativo trapianti, ma a fine febbraio 2020 è stata superata quota 7 milioni e 300mila: complessivamente quasi 5 milioni 600mila favorevoli e poco più di 1 milione 700mila contrari.
Nel solo 2019 le dichiarazioni registrate nei 6.361 Comuni in cui è attivo il servizio (copertura del 92,5% della popolazione nazionale) sono state 2.404.867, in aumento del 22,9% rispetto all’anno precedente. I consensi sono stati il 67,5%, le opposizioni il 32,5%, con un lieve aumento dei no (+0,2% in confronto al 2018). Esattamente come per quanto riguarda le opposizioni rilevate nelle rianimazioni, anche il dato delle opposizioni registrate nei Comuni vede una forte differenza tra Nord e Sud: i risultati migliori sono quelli della Provincia autonoma di Bolzano (solo il 7% di no) e della Valle d’Aosta (18,9%), i peggiori quelli di Sicilia (42,1%), Calabria (40,7%) e Campania (40,3%). Di contro, nel 2019 la percentuale delle opposizioni è aumentata in quasi tutte le regioni settentrionali (+4,1% di no in Liguria, +3,1% in Emilia Romagna, +2,5% Piemonte, +2,1% in Veneto e Toscana, +1,4% in Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Provincia di Trento) mentre si registrano miglioramenti in quelle meridionali (-3% di no in Campania, -2,6% in Puglia, -2,1% in Calabria, -1,7% in Sicilia).

(Centro Nazionale Trapianti)

 

https://www.aido.it/news/trapianti--i-dati-2019--quasi-4mila-vite-salvate-ma-aumentano-i-no-alla-donazione-aido3753

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Donazione e trapianto: riflessione in atto sul dovere dell’anonimato

 

Recentemente è tornato di attualità il dibattito sulla regolamentazione dell’anonimato e nel trapianto di organi.

 

Riportiamo una sintesi di una intervista concessa dalla Presidente Nazionale Aido, Favia Petrin, a “Corriere Salute”

 

La Legge 91 del 1999 )( la legge che ha regolamentato la donazione degli organi e tessuti) all’art. 18 prevede che “il personale sanitario ed amministrativo impegnato nelle attività di trapianto è tenuto a garantire l’anonimato dei dati relativi al donatore e al ricevente”. C’è anche la legge sulla Privacy che impedisce di rendere notii dati di chi ha donato e i dati di chi ha ricevuto.

 

Questa normativa negli ultimi anni è stata messa in discussione in particolare a seguito di diverse iniziative di donne e uomini che desiderano conoscere le persone che hanno avuto il dono da un loro caro, oppure persone che vogliono conoscere le famiglie del donatore per poter esprimere gratitudine ai famigliari della persona che ha permesso loro di continuare a vivere. Si tratta di problemi di profonda e delicata natura etica e morale.

 

Oggi, nel rispetto della legge, i medici e tutto il personale sanitario non possono dare queste informazioni.

 

Alla famiglia di chi ha donato gli organi viene però inviata una lettera di ringraziamento, con la quale si comunica che la donazione è andata a buon fine.

 

AIDO sostiene che l’anonimato perché ritiene che il dono offerto a persone sconosciute esalti comunque la bellezza etica del gesto. Donare in anonimato è carattere distintivo di una società solidale e profindamente civile.

 

Perché l’anonimato?

 

Perché l’anonimato preserva/tutela le due famiglie da rapporti complicati.

 

La famiglia del donatore deve elaborare e superare il lutto.

 

La famiglia di chi ha ricevuto il dono deve ritrovare di nuovo la serenità perché la malattia grave coinvolge tutta la famiglia

 

La Presidente Nazionale Flavia Petrin racconta: Nella mia esperienza ho conosciuto molte famiglie che si sono incontrate, specialmente prima della Legge 91/9, con risultati fra loro molto diversi: accanto a storie bellissime ci sono vicende molto dolorose di cui bisogna tener conto.

 

Certo che la normativa italiana potrebbe modificarsi, e il Comitato Etico Nazionale, interpellato dal Ministero della Salute, ha già dato una prima indicazione.

 

AIDO ritiene comunque che il principio all’anonimato debba essere rispettato.

 

Sta seguendo l’evoluzione della Legge e sosterrà che almeno l’anonimato sia preservato nella fase iniziale della donazione degli organi, proprio a tutela delle persone più fragili.

 

In una fase successiva, trascorso un ragionevole lasso di tempo, si potranno sperimentare forme di accompagnamento all’incontro fra le famiglie da parte di una Commissione Terza, così come avviene, con ottimi risultati, nella donazione di organi da vivente solo se entrambe le famiglie saranno favorevoli all’incontro.

 

Articolo apparso su L’Arcobaleno – organo dell’Aido Nazionale

 

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Diventare donatori di organi è una scelta che permette a ciascuno di noi di compiere un atto di amore verso il prossimo, trasformandoci in supereroi